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Cultura e incontri

Nonni in festa: voci di donne, ottant’anni insieme

Sabato 3 ottobre, alla Casa di Riposo Giovanni Paolo I, un concerto per i nonni tra Repubblica, diritti delle donne e i settant’anni della Voce. Le parole del direttore, del parroco e del sindaco.

Redazione 4 ottobre 2026

Ci sono pomeriggi in cui una casa di riposo smette di essere un luogo dove si aspetta e diventa un luogo dove si canta. Sabato 3 ottobre 2026, alle 15.30, nella Casa di Riposo Giovanni Paolo I di Seriate, è stato uno di quei pomeriggi: il concerto «in onore dei nonni» organizzato dal Gruppo di Mediazione Didattica insieme alla Residenza Sanitaria Assistenziale, con il patrocinio e il contributo della Città di Seriate. Titolo: «Nonni in festa. Voci di donne. Ottant’anni insieme».

La soprano Giuseppina Colombi canta davanti a un leggio, nella sala della casa di riposo
La soprano Giuseppina Colombi durante il concerto. Foto di Giuseppe Bonfanti – BeppeB Stories.

«Una giornata di festa, di gratitudine e calore umano»

Ad aprire gli interventi è stato Alessio Cabras, direttore della struttura dal 15 agosto, al suo primo appuntamento con gli ospiti: «Oggi è una giornata di festa, di gratitudine e calore umano. Dedicata a tutti i nonni e agli ospiti che hanno l’età dei nonni.» Ha ringraziato i volontari, il personale, i familiari («il pilastro fondamentale della vita dei nostri ospiti»), il Gruppo di Mediazione Didattica e gli artisti, e ha definito i nonni «custodi della nostra memoria, radici forti della nostra comunità». Per poi dire che la residenza «non è solo un luogo di cura, ma uno spazio di vita, di relazioni e di affetti», e chiudere con un grazie a ogni nonno e a ogni nonna «per la vostra vita, per il vostro sorriso e per l’esempio che continuate a darci».

Il parroco, don Mario Carminati, ha dato il benvenuto al nuovo direttore e ha ricordato che la festa dei nonni cade nel giorno degli angeli custodi: «tante volte i nonni sono così». Anche da lontano, ha detto agli ospiti, la loro preghiera conta: «li accompagnate nel cuore, nella mente, nella preghiera». Ha poi affidato a tutti il patrono d’Italia, san Francesco, «colui che ha costruito la pace».

Il sindaco Gabriele Cortesi, con alcuni assessori, ha portato il saluto della città: «Dobbiamo dirvi grazie perché ci avete dato tanto». E ha disegnato un cerchio: «Ci hanno preso per mano quando eravamo bambini, ed è giusto che noi li prendiamo per mano adesso». Ha dato il benvenuto al direttore e ha ringraziato il Gruppo di Mediazione Didattica, che costruisce questo appuntamento ogni anno e «sta già pensando a quello dell’anno prossimo».

Tre atti, e tutti hanno cantato

La soprano Giuseppina Colombi, accompagnata alla chitarra da Paolo Viscardi, ha guidato il pomeriggio presentando i brani uno per uno, con un invito rivolto più volte alla sala: «Non dovete temere di cantare».

Il primo atto, per gli 80 anni della Repubblica. Dalle guerre d’indipendenza alle due guerre mondiali: «Addio, mia bella addio», canto risorgimentale del 1848 detto anche «l’addio del volontario»; «All’armi, all’armi», l’inno dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, del 1858; «La leggenda del Piave», del 1918, che dopo il 2 giugno 1946 lasciò il posto d’inno nazionale a quello di Mameli; e «Bella ciao», cantata da tutta la sala.

Il secondo atto, sulle donne. Nel 1946, nel referendum tra monarchia e repubblica, votarono per la prima volta anche le donne italiane. Giuseppina Colombi ha ricordato la strada fatta: la Nuova Zelanda nel 1893, la Finlandia nel 1906 per l’Europa, la Germania nel 1919 e gli Stati Uniti nel 1920. Ha cantato «The March of the Women», l’inno delle suffragette britanniche del 1910, e «Give the Ballot to the Mothers», una ballata in cui si chiede il voto per le madri. Poi «Sebben che siamo donne», canto delle mondine, con il testo alleggerito: «ho tolto quello che mi sembrava un po’ più cattivo». E, nella parte più grave, «Quello che le donne non dicono» di Enrico Ruggeri, resa famosa da Fiorella Mannoia, e «Donna» di Enzo Gragnaniello, cantata da Mia Martini, per ricordare che il 25 novembre è la giornata contro la violenza sulle donne: il voto è arrivato, ma troppo spesso manca ancora la libertà di decidere della propria vita.

Il terzo atto, per i 70 anni della Voce di Seriate. Una rappresentante del Gruppo di Mediazione Didattica ha ricordato che il mensile della parrocchia arriva ogni mese anche in casa di riposo, e che in 70 anni ha raccontato la chiesa, i sacerdoti e la scuola. La scuola più antica della città, la Battisti, aveva le sue feste: l’Immacolata, il Natale, il Carnevale, la festa della mamma, quella di fine anno. La soprano ha scelto un brano per ogni festa: «Dell’aurora tu sorgi più bella» per l’8 dicembre; «Sì, mi chiamano Mimì» dalla Bohème, il cui primo atto è la vigilia di Natale a Parigi; «Addio del passato» dalla Traviata, con un terzo atto durante il Carnevale; «Voi lo sapete, o mamma» dalla Cavalleria rusticana, ambientata il giorno di Pasqua; «Summertime» dal Porgy and Bess di Gershwin, ninna nanna per l’estate.

Una dedica

Prima del canto alla Madonna, Giuseppina Colombi ha ricordato chi ha inventato questo concerto: «la nostra amica Fausta Crispo, che non è più qui con noi ma che è sempre con noi». Il pomeriggio è dedicato a lei, e a una promessa: tornare, il prossimo anno, con altre canzoni.

La festa è finita come finiscono le feste buone, con un bis chiesto dalla sala e una battuta della soprano: «Ci teniamo a vedere il direttore a ballare. La prossima volta.»

Da qui a Paderno

Alle 16.30 il sindaco, gli assessori e il parroco hanno salutato gli ospiti per raggiungere Paderno: lì li aspettava l’inaugurazione del restauro della chiesina di Sant’Alessandro (leggi l’articolo). Un sabato pomeriggio in cui Seriate ha scelto di prendersi cura, in modi diversi, di ciò che custodisce: i luoghi, e le persone.

La fotografia di questa pagina è di Giuseppe Bonfanti – BeppeB Stories.

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