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Feste e tradizioni

C’è festa a Cana

Don Marco Giudici 18 gennaio 2013

II domenica del tempo ordinario

C’è festa a Cana! E tutto il villaggio è invitato a prendere parte alle nozze, c’è pure Maria e con lei suo figlio: Gesù. L’aria trasporta i suoni dei tamburelli e i piedi sembrano non riuscire a fermarsi in questo fremito di gioia. Oggi si danza fino all’aurora.

Ma cosa succede? Come mai la sposa appare così preoccupata? E cosa è quel trambusto tra i servitori?
A Maria, non sfugge nulla, lei è attenta ai volti, ai gesti, alle persone, le basta poco per intuire che qualcosa non va. Il vino è finito e con esso rischia di finire anche la festa. La gioia si tramuterà in vergogna e quelle voci che ora brindano alzando il calice alla salute degli sposi, ben presto diventeranno voci di derisione.
“Non hanno più vino” e in queste poche parole ci sta tutto l’affetto che Maria ha per quei due giovani. Lei sa che cosa è il peso del giudizio. “Non hanno più vino”, c’è bisogno di una gioia rinnovata. Lei prepara il possibile: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, lei sa quale è la fonte della vera gioia e la consegna ai servitori dicendo: “Non preoccupatevi di ciò che vi dirà ma meravigliatevi!”
Lei che sulla Parola si meravigliò sembra dire ai servi: “Adesso tocca a voi!” E poi gesti quotidiani che sembrano non aver senso: delle giare riempite d’acqua, versare da bere a chi te ne chiede!
Gesti di chi sa servire, ma oggi viene chiesto anche di fidarsi, di meravigliarsi.
Servitori silenziosi, che accolgono una parola e le danno spazio, la rendono viva.
Cana è il miracolo quotidiano di chi si meraviglia di una Parola sussurrata all’orecchio.

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